Ho fame

Ho fame. Non voglio mangiare. Nel frattempo lo stomaco vuole, chiama, si contorce, fino al parossismo dei conati di vomito. Penso a Joyce e alle sue lettere al padre dove lamentava i digiuni di scrittore. Funzione conativa: Jackobson. Il messaggio si riferisce al destinatario. Dal latino conari. Fare uno sforzo. E infatti quanto mi sforzo di parlarti, S. ma tu non ne vuoi sapere di aprire le orecchie. Una sensazione di fame che morde l’addome insieme al parossismo del conato.
Mi viene da vomitare e ho crampi di fame, tutto rimescolato assieme. Voglio svuotarmi di tutto. Del sangue. Vita. Non voglio quello che ho. Non ho mai voluto quello che ho e adesso lo rimpiango. Forse sono in tempo. Forse. S. Un nome senza senso. Un nome che non corre.
Vorrei raccontare la storia di un uomo che va in guerra. Non le guerre europee dell’800, bensì avrei voluto raccontare di una guerra di spade e gole tagliate e corpi a corpo. Guerre bavose gole tagliate prima della polvere da sparo. Accampamenti giuramenti vite degli altri che mi distraggono. Vorrei raccontarmi una storia di un uomo che ha paura di andare in guerra l’indomani eppure quella paura non la racconterà mai a nessuno perché la paura ti fa partdere il controllo sulla guerra e diventi una preda diventi peggiore del nemico stesso. Ti farai scoprire metterai i tuoi compagni in pericolo tutti quelli della tua tribù che hanno paura come te. Vorrei raccontarmi la storia di un uomo che venderà cara la pelle.
Ma sono una donna. Io non so immaginarlo.

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